Sapere, Sapere fare, Saper essere

SAPERE, SAPER FARE, SAPER ESSERE.
Genitori, insegnanti ed educatori di fronte all’adolescente inatteso

La modalità con cui si svolgerà il convegno è quella dialogica, nella forma di conversazioni tra un “esperto” relatore e un testimone privilegiato. Compito del relatore sarà quello di inquadrare dal punto di vista scientifico e sociale il fenomeno del coming out degli adolescenti nei diversi contesti e nell’interlocuzione con il testimone privilegiato. Il testimone privilegiato racconterà la sua storia ed esplorerà con il relatore le emozioni, le reazioni, le fatiche vissute per riuscire, se possibile, a fornire ai partecipanti riflessioni e strumenti più opportuni per gestire la relazione con un adolescente che si rivela “inatteso“
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PROGRAMMA DELLA GIORNATA
ore 9,00 – Accoglienza dei partecipanti
9,15-9,30 – Saluti istituzionali
9,30-10,00 – Paolo Rigliano: “ il compito e le fatiche evolutive dell’adolescente”

CONVERSAZIONI
10,00-10,45 – “Il coming out per l’adolescente” – Mauro Grimoldi dialoga con Marco Coppola (Garante nazionale di Arcigay, ha fatto coming out a 16 anni, ha al suo attivo tantissime ore di interventi nelle scuole per contrastare il bullismo omofobico, ha ascoltato e aiutato moltissimi adolescenti)
10,45-11,00 – Pausa
11,00-11,45 – “Il coming out dell’adolescente e i suoi genitori” – Federico Ferrari dialoga con Luca Iselli. (Genitore Agedo. Ha saputo dell’omosessualità di suo figlio quando il ragazzo era adolescente. Dopo un periodo di grandi difficoltà ora è attivista nell’associazione e lavora per aiutare altri genitori)
11,45-12,30 – “Il coming out dell’adolescente e il suo rapporto con la fede” – Gianni Geraci dialoga con don Dario Colombo (Parroco esperto in pastorale giovanile)
12,30-13,00 – Domande
13,00-14,00 – Pausa pranzo
14,00-14,45 – “Il coming out dell’adolescente a scuola” – Paolo Antonelli dialoga con Maria Paola Curreli (Dirigente scolastico e socia di Agedo. Organizza nella sua scuola molte attività di prevenzione al bullismo omofobico)
14,45-15,30 – “Coming out e varianza di genere” – Chiara Caravà dialoga con Anna Francesca Basso (Genitore Agedo di un ragazzo transessuale)
15,30-16,15 — “Il coming out dell’adolescente negli ambienti di aggregazione” – Ermanno Ripamonti dialoga con Alessandro Vastola (Capo scout di Novara)
16,15-16,45 – Domande
16,45-17,00 – Pausa

OPERATIVI A SCUOLA
17,00-17,30 – Davide Zotti: l’esperienza nel Friuli Venezia Giulia: “A scuola per Conoscerci”, progetto che coinvolge una trentina di scuole dal 2009/2010
17,30-18,00 – Agedo nelle scuole e presentazione della guida “Sei sempre tu”
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Per raggiungerci
Mezzi pubblici: bus 54, 93 / tram 23, 33 / M2 (Lambrate), FS Lambrate
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PRESENTAZIONE DEL PROGETTO E DEL CONVEGNO
Riconoscersi e dichiararsi omo-bisessuale o persone che esprimono una varianza di genere in età adolescenziale presenta delle caratteristiche particolari rispetto a chi vive la stessa esperienza in età successive. Indaghiamo quali ripercussioni ha questo svelamento per l’adolescente stesso, la sua famiglia, il mondo della scuola, negli ambienti di aggregazione sportivi e ludici e nel rapporto con la fede e gli ambienti ecclesiastici.

Convegno organizzato da Agedo Nazionale nell’ambito del progetto : “Genitori attivi per una scuola inclusiva. Riduzione delle diverse forme di pregiudizio e di bullismo omofobico e transfobico tra gli studenti e le studentesse, attraverso la formazione, l’informazione, la sensibilizzazione e l’empatia. Coinvolgimento attivo dei genitori per una scuola più inclusiva, rispettosa e sicura.”

Il progetto “Genitori attivi per una scuola inclusiva” di A.GE.D.O. Nazionale è realizzato con il finanziamento del MIUR-DG Studente e realizzato coinvolgendo le sedi territoriali di A.GE.D.O.

Il convegno è rivolto a genitori, a insegnanti, a medici, a pediatri, a psicologi, a psicoterapeuti, a educatori e ad altre figure che si relazionano con adolescenti: allenatori o istruttori sportivi, educatori scout o di altre organizzazioni, sacerdoti, animatori degli oratori.

L’adolescente può essere inatteso per se stesso e per il mondo che lo circonda e di cui fa parte. Durante il convegno intendiamo esplorare i compiti e le fatiche affrontate dall’adolescente nei suoi tentativi di rispondere alla domanda “chi sono?”, nel rapporto con i contesti significativi di riferimento.

Il convegno vuole esplorare cosa succede quando un adolescente fa coming out considerando diverse prospettive: quelle dei genitori, degli insegnanti e degli educatori senza dimenticare le esperienze e i possibili contesti di fede e/o di di appartenenza ad un credo religioso.
Infine intendiamo sottolineare nello specifico l’importanza che ha la scuola nell’assumersi l’impegno di promuovere e realizzare contesti inclusivi nei riguardi di ogni identità e azioni di contrasto a ogni forma di prevaricazione. In tal senso saranno raccontate le esperienze pluriennali maturate all’interno di alcune scuole.

DA PARTE DELL’ADOLESCENTE. In un’età nella quale i rapporti tra dinamiche di omologazione e di individuazione con i coetanei sono fondamentali per una serena costruzione di sé e dell’identità, l’adolescente omo-bisessuale e/o che vive una varianza di genere si percepisce non solo differente dai compagni, ma inizia a sospettare di far parte di una categoria di persone spesso oggetto di discriminazione e di svalutazione. Non hanno riferimenti e modelli positivi coi quali identificarsi e spesso non conoscono e non hanno modo di frequentare altri coetanei come loro. Non hanno ancora del tutto la capacità, gli argomenti e le competenze per “difendersi” da chi svaluta i loro sentimenti e non crede a ciò che questi ragazzi e ragazze dicono di essere. Infine il coming out in età adolescenziale li espone maggiormente al bullismo omo-bi-transfobico e a episodi di discriminazione da parte dei compagni.

DA PARTE DEI GENITORI. I genitori si sentono ancora fortemente investiti dal loro ruolo come educatori e venire a conoscenza dell’omo-bisessualità e/o della varianza di genere del figlio o della figlia li mette in difficoltà perché da un lato si convincono di aver fallito come genitori, dall’altro pensano di aver ancora tempo e occasioni per riportare il figlio o la figlia all’interno delle rappresentazioni da loro attese e immaginate. Da qui a volte nasce ancora l’idea della ricerca la ricerca di professionisti in grado di “riparare” i figli. I genitori potrebbero anche svalutare i sentimenti dei figli, convincendosi che siano solo amicizie particolari e proprie di una fase e che solo in futuro scopriranno il loro vero orientamento sessuale. E’ forte poi la paura che i figli siano circuiti da persone male intenzionate e che la loro omosessualità sia il risultato di cattive frequentazioni, così come la paura che i figli siano vittime di violenza e atti di bullismo. I genitori potrebbero sentirsi inadeguati a gestire queste novità e potrebbero chiedere aiuto a medici, psicologi, psicoterapeuti, ma anche al prete della parrocchia se credenti. Aderire in maniera acritica al pensiero e alla dottrina cattoliche (o di altre confessioni religiose che stigmatizzano in vario modo le persone non eterosessuali) potrebbe rappresentare un ostacolo maggiore, soprattutto se si è convinti che l’omosessualità sia un comportamento cattivo dal punto di vista morale e vada considerata come oggettivamente disordinata. Infine per i genitori si pone il problema di cosa penseranno di loro amici, parenti, colleghi di lavoro, vicini di casa.

DA PARTE DEGLI INSEGNANTI, DEGLI ANIMATORI, DEGLI EDUCATORI E DEGLI ALLENATORI. Nelle classi e nei luoghi di aggregazione giovanile generalmente si dà per scontato che tutti siano eterosessuali: non è così. Diventa quindi necessario per gli insegnanti e per gli educatori imparare a relazionare con i ragazzi e le ragazze in altri luoghi ipotizzando la presenza di adolescenti gay, lesbiche e/o che esprimono varianza di genere. Diventa fondamentale sdoganare la pluralità degli orientamenti e delle identità rendendole nominabili e visibili. Sensibilizzarsi per cogliere i messaggi di disagio di chi eterosessuale non è e saper intuire se si verificano episodi di discriminazione o di bullismo. E’ importante conoscere le differenze tra bullismo e bullismo omo-bi-transfobico. Insegnanti, animatori e allenatori sono principalmente degli educatori e come tali è importante che sappiano vedere le risorse e ascoltare i possibili disagi di un giovane o di una giovane che si percepisce omosessuale o transgender ed essere di aiuto alle famiglie.
Esplorare le difficoltà che l’adolescente vive quando è inserito in contesti extra scolastici o extra famigliari è inoltre importantissimo perché, se la relazione con i pari è significativa in tutto l’arco della vita di una persona, in età adolescenziale risulta fondamentale per la costruzione del Sè e dell’identità. Se un giovane o una giovane non si sente sufficientemente accolto, uno dei principali rischi è rappresentato dall’isolamento e dall’abbandono della dimensione del gruppo.
Sarà quindi importante, da un lato, capire i vissuti e le fatiche di un adolescente quando il rispecchiamento dei coetanei gli rimanda un’immagine di sé non adeguata, non in linea con le aspettative personali, degli adulti significativi, degli amici e della società nel suo complesso.
Dall’altro quali strumenti, strategie e quindi quali competenze deve avere chi, nei ruoli di animatore, formatore, educatore si occupa di adolescenti in attività strutturate extra scolastiche, affinché l’adolescente inizialmente inatteso e comunque presente possa godere di un supporto funzionale ad un processo di crescita armonico e sano.

DA PARTE DEGLI ADOLESCENTI CHE ESPRIMONO VARIANZA DI GENERE. Una conversazione sarà interamente dedicata nello specifico a quei ragazzi o a quelle ragazze che percepiscono una identità di genere differente da quella assegnata. Sarà importante definire cosa si intende per varianza di genere e cosa significa il rispetto per ciascuna persona. Gli adulti saranno chiamati ad assolvere il ruolo di mediatori affinché anche questi adolescenti possano stare bene, sentirsi accolti e sperimentarsi come risorse nel gruppo di appartenenza. Per svolgere questo ruolo, però, gli adulti devono essere non solo informati, ma anche aver maturato una consapevolezza circa le proprie reazioni, rappresentazioni e pensieri quando si trovano di fronte a qualcuno che esprime il genere in maniera non conforme.

COSA FARE PER UNA SCUOLA INCLUSIVA. Il convegno metterà l’accento anche sull’importanza degli interventi di educazione affettiva e sessuale, di prevenzione al bullismo omo-bi-transfobico e di attenzione alla parità di genere rivolti a tutte le persone che “fanno” la scuola (studenti, docenti, dirigenti, personale ATA e genitori) così come a diverse categorie sociali quali le persone LGBT+, gli operatori sociosanitari ed educativi, le famiglie, gli amministratori. Nell’ultima parte del convegno verrà invitato a parlare Davide Zotti, docente di Trieste, responsabile del progetto “A scuola per conoscerci” che dall’anno scolastico 2009/2010 coinvolge una rete di 30 scuole del Friuli Venezia Giulia. Il progetto è rivolto agli studenti e alle studentesse, ai docenti e ai genitori per prevenire e contrastare il bullismo omo-bi-transfobico e le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere in ambito scolastico. Anche Agedo racconterà dei suoi progetti nelle scuole per ila prevenzione e il contrasto al bullismo omo-bis-transfobico e presenterà la nuova guida “Sei sempre tu” rivolta a genitori, insegnanti ed educatori.

 

convegno

Un pensiero su “Sapere, Sapere fare, Saper essere

  1. Buon giorno! Vorrei sapere se per partecipare al convegno bisogna inviare domanda di partecipazione – iscrizione e se la partecipazione vale come formazione per i docenti secondo le direttive della legge 107/15, con rilascio di attestato con esplicitate le ore di durata del convegno valevoli per la formazione docenti.
    Cordiali saluti.

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