Quando e perché è nata l’Agedo

L’associazione di amici, parenti e genitori di persone omosessuali è nata nel 1992 ed ha sede nazionale a Milano.

A quell’epoca, intervistando alcuni genitori per il libro Figli diversi, che ho scritto con mio figlio Giovanni, mi resi conto del fatto che, per la prima volta, noi genitori potevamo comunicarci la “storia” delle nostre famiglie senza temere di essere fraintesi, condannati o, nella migliore delle ipotesi, compatiti. Potevamo cioè parlare con persone che stavano vivendo o avevano già vissuto la stessa esperienza sulla omosessualità entrata, spesso con grande impeto, nelle nostre case.

Abbiamo così conosciuto quanto liberatorio e rassicurante fosse sapere di poter condividere una realtà che sicuramente, fino ad allora, pensavamo appartenesse ad altri, mai a noi: ci siamo comunicati questa sensazione, quasi di leggerezza e, su consiglio di mio figlio Giovanni, che conosceva la realtà degli altri Paesi, ricchi di associazioni di genitori, abbiamo capito quanto fosse importante che anche in Italia se ne creasse una simile. Lo scopo era quello di aiutare quei genitori che si fossero trovati nella nostra stessa situazione: in uno stato di disagio, spesso di disperazione, e quasi sempre nell’ignoranza sull’argomento “omosessualità”.

All’inizio abbiamo fatto molta fatica a “capire”, perché non è stato facile per molti di noi entrare in un’ottica così nuova e soprattutto così diversa. Nessun genitore mette minimamente in una prospettiva futura la possibilità di partorire un figlio o una figlia omosessuale: è, come sempre, un problema degli altri!

Così abbiamo pensato di aiutare questi genitori a conoscere “cosa non è l’omosessualità” cioè a sapere che non è cosa sporca, non è perversione, peccato, criminalità, pedofilia ecc., tutto quanto cioè ci è stato inculcato da secoli e che ormai fa da substrato alle nostre credenze e che crea una mentalità che noi, anche se in buona fede, “passiamo” a tutti i nostri figli, anche a quelli omosessuali, procurando loro profonde ferite, confusioni, sofferenze.

Se, dunque, riuscissimo ad aiutare ogni genitore a superare questa mentalità, come abbiamo fatto anche noi con successo seppur quasi sempre con fatica, allora ne avrebbe un gran beneficio tutta la famiglia, e soprattutto il figlio o la figlia omosessuale e transessuale che troverebbe così un ambiente più accogliente, che lo renderebbe più forte e più sicuro di sé e della propria identità, senza doversene vergognare. Avrebbe così la possibilità di accogliere in casa e far conoscere alla famiglia il proprio compagno o la propria compagna, non dovrebbe più fingere una diversa identità con tutte le conseguenze di una vita vissuta sempre nel timore di essere “scoperto”, vivendola invece con dignità, come tutti gli altri nostri figli.

In questi anni abbiamo raggiunto, con il nostro “telefono amico”, molte città italiane e presto speriamo di poter essere presenti almeno in ogni capoluogo per un aiuto più diretto, poiché l’incontro a “tu per tu” con le persone è mille volte più risolutivo e soprattutto più partecipe, piuttosto che un approccio solo telefonico.

Invitiamo dunque tutte quelle persone, anche se non genitori, che desiderino, come noi, ribellarsi ai soprusi e alle sofferenze inferte inutilmente a tante persone, di unirsi a noi: saremo e ci sentiremo più forti per affrontare insieme le enormi difficoltà che ancora, si devono affrontare a causa di questa diversità!

Paola Dall’Orto