Dirlo alla famiglia

Dirlo alla famiglia! Sicuramente è il momento più duro da affrontare dopo che hai assodato ed infine accettato che sì, sicuramente sei gay, sicuramente sei lesbica, anzi ne vai anche fiero/a, dopo tutta la fatica fatta durante gli anni nel tentativo di vederci chiaro, nel bisogno di conoscere altri come te, nel cercare di nasconderti mentre stai cercando di rinfrancare le tue incertezze, i tuoi dubbi, ripercorrendo tutti gli stereotipi in uso fra i benpensanti, e fra una buona parte di “normali”!

La voglia di esplodere ti spinge a gridare ai quattroventi chi sei, che in fondo ti piaci così, anche se loro, nei loro progetti, non ti avevano previsto omosessuale, anche se in fin dei conti sei sempre quello/a di prima, magari solo con una carica in più che ti dà la voglia e la forza di parlarne anche a loro, per condividere la conoscenza di te che finalmente hai raggiunto.

Complimenti se veramente ti senti così: sei pronto/a per fare il grande salto che delineerà definitivamente la tua identità, quella che non ti sei scelto/a, ma che ti sei ritrovato/a come un dono inaspettato. A volte avresti voluto rifiutarlo, avresti voluto omologarti a chi è nel grande mucchio della “normalità”.

Ma a quale scopo, con quali vantaggi, visto che molte persone omosessuali di età avanzata, che non hanno mai potuto dirlo perché si riteneva una vergogna l’essere omosessuali, ancora ora vivono male, nel nascondimento, nei sensi di colpa per essere così, fautori tuttora del non dirlo.

Anch’io penso che tu non deva sbandierare a chicchessia questa diversità che fa parte della tua intimità. Diversità che pervade tutta la tua persona e che perciò ha bisogno di manifestarsi per quello che è, almeno nell’ambito delle tue relazioni preferite che si arricchiscono così di una marcia in più.

Se hai finalmente deciso di dirlo, ebbene ci sono alcuni punti da rispettare come quello di essere

  1. sicuro e capace di rispondere a questa domanda – sei sicuro? – una delle prime che verrà formulata, visto che potrebbe essere solo voglia di seguire una moda e quindi di apparire, oppure il risultato di un plagio del solito adulto approfittatore della tua età e della tua insicurezza.
  2. Se vivi ancora male la tua identità, devi cercare di aumentare la tua autostima, l’immagine che hai di te per usare di tutta l’energia di cui c’è bisogno.
  3. Fatti aiutare da fratelli o sorelle, o amici dei genitori – se ci sono – o da altri genitori che hanno già vissuto questo momento.
  4. Cerca di essere preparato sul tema dell’omosessualità, pronto a rispondere a tono (gentilmente e con pazienza, visto che i genitori hanno bisogno di molto tempo per metabolizzare).
  5. Prima di dirlo scegli il momento emotivamente migliore, lontano da discussioni difficili anche su altri argomenti.
  6. Non farlo se sei arrabbiato con loro, altrimenti scaricheresti le tue rabbie per ferirli con la tua sessualità, come se fosse un’arma o una minaccia.
  7. Tieni pronti un libro, un indirizzo di genitori, di uno psicologo che sai essere valido, per tranquillizzarli e sostenerli.
  8. Devi comunque essere diplomatico/a, e se ancora devi finire gli studi e non sei quindi indipendente, devi avere pazienza e sottostare alle loro regole ( come del resto fanno tutti i/le figli/e che dipendono dai genitori, almeno quelli/e sensibili). Non essere comunque prepotente o troppo nervoso/a, anche se stai passando un momento d’inferno!
  9. La base della riuscita del tuo coming-out è comunque la relazione che già esisteva prima di dirlo: se è sempre stata buona, certamente tutto verrà superato più facilmente.

Dopo il momento fatidico, dovrai insegnare ai tuoi genitori quello che tu hai imparato in tanto tempo, avere comprensione – ma anche cercare di riceverla.

I tuoi genitori, in questo momento, vedono davanti a sé un figlio/a estraneo/a, sovrappongono alla tua immagine quella che immancabilmente viene loro proposta dal mondo esterno, dalla tv, dai giornali, dalle varie istituzioni religiose e politiche.

Se non sospettavano nulla, è facile che reagiscano con un forte shok, ma tu mostra la tua onestà e il tuo amore per averlo detto loro: sei sempre la stessa persona di ieri, non è cambiato niente.

Conviene sempre preparare il terreno, cosa che si può fare in mille modi, come facendo trovare una lettera, un libro, discutendo, ogni volta che si può, sulla tematica.

Ma molto spesso i genitori ascoltano e poi cancellano dalla mente tutto, come se nulla fosse avvenuto. È l’acquisizione di un modus vivendi che permette loro di negare la realtà; possono piangere spesso, possono chiederti di andare da un consulente. Approfitta di questo acconsentendo, ma chiedendo che anche loro ne usufruiscano. Se però affermano di non volerne più parlare, ritenta più avanti, ma non lasciare, dì loro quanto sia importante per te non vivere nell’ipocrisia, che il tuo desiderio è di farli partecipare alle tue gioie, alla tua vita, per amore.

Molti genitori credono di avere sbagliato tutto nell’educarti e si caricano di sensi di colpa: li puoi rincuorare, dicendo che le teorie sull’omosessualità sono molte e che si tende ad escludere i genitori, anzi, attualmente, si parla addirittura di geni. Nulla è definito, ma non ha importanza la “causa”, quello che conta è l’essere compresi ed amati per quello che si è.

Vi sono anche reazioni violente che possono sfumare col tempo, ma questo comportamento lo puoi prevedere, conoscendoli.

Possono anche esprimere dei sentimenti che ti possono ferire, come la rabbia e il dolore, situazione però migliore del silenzio, ma abbi pazienza, fa parte della prima reazione.

Anche i genitori dell’Agedo hanno passato questo primo momento di dolore, confusione, sgomento, ma ora, convinti del rispetto, oltre all’amore, che dobbiamo ai nostri figli, vogliamo aiutare gli altri genitori a superare in modo più veloce e meno traumatico, i loro disagi, per una relazione più serena.

Se vuoi, puoi usufruire del nostro servizio, presente in quasi tutta Italia.

Paola Dall’Orto