Guida

Introduzione

Questa guida è un adattamento al contesto europeo della guida per madri e padri di gay e lesbiche elaborata dalla AMPGIL per la Catalogna e la Spagna.

Questa pubblicazione vuole essere uno strumento utile a procedere in questa direzione.

Asociación de Madres y Padres de Gays y Lesbianas (Associazione delle Madri e dei Padri di Gay e Lesbiche)
WWW.AMPGYL.ORG

Associazione di genitori, parenti e amici di omosessuali
WWW.AGEDO.ORG

Families and Friends of Lesbians & Gays (Famiglie e Amici di Gay e Lesbiche)
WWW.FFLAG.ORG.UK

La guida

La quotidianità delle persone lesbiche, gay, transessuali e bisessuali (LGTB) continua a subire, fin dall’infanzia, rifiuto, scherno e vessazioni. Questo trattamento ostile, inoltre, fa sì che le persone LGTB si sentano emarginate e le spinge a una segregazione involontaria con conseguenze ancora poco considerate e, soprattutto, socialmente disprezzate.

Per questo motivo, noi famigliari di gay e lesbiche chiediamo alle istituzioni che promuovano un’educazione che prenda in considerazione la diversità affettivo-sessuale.

Rendere visibile l’esistenza di un modello di famiglia in cui la diversità di orientamento affettivo-sessuale dei figli non solo viene vissuta come normalità, ma rappresenta anche una fonte di arricchimento personale per tutti i suoi membri, è un obiettivo fondamentale per far sì che la vita famigliare sia migliore per i giovani e le giovani omosessuali di oggi e per quelli che ancora sono bambini.
Accettare l’omosessualità di un figlio o una figlia è ancora una sfida irrisolta e difficile da affrontare per molti genitori, che ancora credono che in una famiglia come la propria non possa esistere la diversità affettivo-sessuale. Non in vano molti genitori confessano, ad esempio, che “nessuno li aveva avvertiti della possibilità di avere un figlio gay o una figlia
lesbica”.

Tuttavia, anche se negli ultimi anni, favorito dalla promulgazione di nuove leggi in diversi paesi europei, il fattore omosessuale è stato protagonista di articoli d’opinione, di studi, di lettere alla stampa…;
anche se persone gay e lesbiche – sfruttando una visibilità mai avuta prima – sono state invitate a partecipare a dibattiti, interviste, riviste… – sia in radio sia in tv – e, da questi media, ci hanno confidato le proprie esperienze e ci hanno trasmesso sensazioni che non hanno niente a che fare con gli argomenti che li discriminano, possiamo ancora dire che non sappiamo nulla della diversità affettivo-sessuale?
Forse dovremmo ammettere che, venendo a conoscenza dell’omosessualità di una figlia o un figlio, più che rifiuto, ciò che ancora proviamo è paura: paura del diverso, paura di accogliere all’interno della famiglia una nuova realtà, paura dell’opinione altrui, paura di dover cambiare le aspettative che avevamo su nostro figlio o nostra figlia, paura del rifiuto
e dei maltrattamenti psichici e/o fisici a cui può andare incontro nel suo ambiente e nella società in generale, paura… Sappiamo per esperienza che non è per niente facile ricostruire nella nostra mente concetti che, nel corso della storia, sono stati trattati come tabù.

Crediamo, tuttavia, che se abbiamo aiutato nostro figlio o nostra figlia a crescere e, quindi, lo/a conosciamo, non è possibile che ciò che afferma di sentire non sia reale o buono.
Innamorarsi, esprimere il proprio desiderio e amare sono sentimenti nobili che qualsiasi individuo, indipendentemente dall’orientamento affettivo-sessuale, può sperimentare.
Di cosa dobbiamo aver paura, allora?


Se dalla nascita dei nostri figli e nel corso del loro sviluppo non fosse data per scontata la loro eterosessualità, potremmo aiutare gli adolescenti omosessuali ad avere l’appoggio dei genitori quando ne hanno maggiormente bisogno, favoriremmo la loro autostima ed eviteremmo comportamenti a rischio durante una tappa che già di per sè è conflittuale nella vita di qualsiasi individuo. Come madri e padri abbiamo il dovere di condividere questo momento vitale per nostro figlio o nostra figlia.

In questo modo, contribuiremo a fare della nostra famiglia uno spazio in cui ogni membro si senta
amato e in cui possa crescere come persona.

 

Cose da sapere

Noi madri, padri e famigliari in generale, ci lasciamo turbare, di solito, da ciò che sentiamo sulle persone omosessuali. Nei mezzi di comunicazione, sul lavoro, tra vicini e nella nostra quotidianità, spesso emergono discorsi pieni di stereotipi e decadenti. Fortunatamente, quando guardiamo nostro figlio o nostra figlia, non vediamo nè la coincidenza nè la
veridicità di queste informazioni. Non possiamo dimenticare che le nostre preoccupazioni di padri e madri sono basate sulle nostre stesse paure. Con l’ambizione di correggere tanta disinformazione, elenchiamo qui una serie di espressioni e alcune risposte orientative che hanno ottenuto il nullaosta di professionisti qualificati.

Preoccupazioni fisiche riguardo al proprio figlio/a

Di fronte a espressioni come:

  • Sarà più facilmente colpito da malattie a trasmissione sessuale e potrà contrarre l’AIDS.
  • Potrebbe trasmettere l’omosessualità agli altri figli.
  • Ha un problema psicologico. Ha bisogno di una terapia che lo aiuti a cambiare.
  • L’omosessualità è una malattia. Dovrà vedere un buon medico.

E’ necessario sapere che:

  • L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 1990 ha eliminato l’omosessualità dalla propria lista delle malattie (la Classificazione Statistica
  • Internazionale delle Malattie e dei Problemi di Salute).
  • A partire dal 1973, l’Associazione Americana di Psichiatria (APA) non la considera più un disturbo mentale, perciò non bisogna cercare di “curarla”, nè di “prevenirla”, ne di “proteggersi” da essa.
  • Gli omosessuali hanno la stessa probabilità degli eterosessuali di contrarre qualsiasi malattia sessuale e l’AIDS. Ci sono pratiche a rischio, non categorie a rischio.
  • Bisogna insegnare a tutti i nostri figli a prendersi cura della propria salute, qualsiasi sia il loro orientamento affettivo-sessuale.

Il comportamento sessuale

Di fronte a espressioni come:

  • Vivrà una vita promiscua e frivola.
  • Non avrà un partner stabile.

E’ necessario sapere che:

  • La promiscuità è più in relazione al tipo di personalità e di educazione ricevuta che al proprio orientamento affettivo-sessuale.
  • Gli omosessuali hanno la stessa capacità di avere un partner stabile di altre persone; avere o no un partner stabile dipenderà dai valori affettivi personali, così come dall’ambiente sociale.Nessuno ha il diritto di colpevolizzare, stigmatizzare, disprezzare o accusare nessuno perchè vive il proprio innato orientamento affettivo-sessuale.

 

I progetti di vita

Di fronte a espressioni come:

  • Non potrà formare una famiglia.
  • Non potrà avere figli.

E’ necessario sapere che:

  • Attualmente esistono leggi in diversi paesi europei, che permettono le unioni di fatto e anche il matrimonio tra due persone dello stesso sesso e danno loro diritto all’adozione.
  • Dove non esistono queste leggi, anche le persone omosessuali formano famiglie, anche senon sostenute da alcuna legge. E riescono anche ad adottare (anche se sono situazioni difatto) e hanno figli.
  • Le persone omosessuali sono in grado di sposarsi e avere figli o adottarli, cioè, diformare una famiglia. E’ un desiderio che non dipende dalla condizione sessuale, ma dal progetto di vita di ciascuno.

 

Il rifiuto sociale

Di fronte a espressioni come:

  • Dovrà sempre nascondersi.
  • Dovrà vivere in quartieri speciali.
  • Verrà maltrattato/a.
  • Verrà insultato/a.

E’ necessario sapere che:

  • Il problema di una società che non ammette persone con diverso orientamentoaffettivo-sessuale è conosciuto con il nome di omofobia (nel caso delle personeomosessuali) o bifobia (nel caso delle persone bisessuali).
  • Come padri e madri, dobbiamo lavorare affinchè la società conosca maggiormente larealtà delle persone omosessuali. Crediamo che questa conoscenza contribuirà a sradicarei comportamenti intolleranti. E’ un problema della società, non dei nostri figli.
  • Fortunatamente, i diritti individuali della persona vengono sempre più tenuti inconsiderazione. Dagli uffici che lavorano contro la discriminazione, casi che primasarebbero stati taciuti vengono ora resi pubblici.
  • Che la società continui a discriminare o no, dipende da tutti noi.

 

Gli stili di vita che hanno a che vedere con stereotipi e ruoli di genere

Di fronte a espressioni come:

  • Dovrà cercare un lavoro in cui non venga discriminato/a.
  • Dovrà dedicarsi a una vita da teatrante o allo spettacolo.
  • Sarà effeminato e magari si vestirà da donna.
  • Mia figlia avrà un aspetto mascolino.

E’ necessario sapere che:

  • I ruoli di genere rigidi e stereotipati stanno scomparendo dalla nostra societàe cedono il passo a ruoli più flessibili. Ad esempio, è perfettamente normale che la donna lavori fuori di casa e che gli uomini eterosessuali si depilino.
  • Si cercano di perpetuare con precisione i ruoli femminili e maschili per ordinare econtrollare la società. Tutto ciò che si allontana da questi parametri viene considerato deviato.
  • L’orientamento affettivo-sessuale non determina capacità speciali per determinati impieghi. Esistono leggi in diversi paesi europei, che penalizzano la discriminazione delle persone omosessuali in qualsiasi ambito lavorativo.

Le colpe

Di fronte a espressioni come:

  • La madre gli ha concesso troppo.
  • Al padre mancava autorità.
  • L a colpa dev’essere della scuola, delle babysitter, dei professori o di qualche famigliare
  • La colpa è mia perché gli voglio così bene.

E’ necessario sapere che:

  • Dopo essere venuti a conoscenza dell’omosessualità di un figlio o di una figlia, ènormale passare da una fase di colpevolizzazione.
  • Le colpe vengono attribuite alla maggioranza o a uno solo. Le ricerche effettuate negano che i casi citati siano la causa di questo orientamento affettivo-sessuale.
  • NESSUNO SCEGLIE la propria eterosessualità, né l’omosessualità, né la bisessualità, ma l’orientamento affettivo-sessuale è innata. Tutte queste varie forme disessualità sono naturali e, perciò, nessuna di esse può essere cambiata, nè provocata, nè evitata.
  • Dobbiamo considerare che, molto spesso, la nostra prima reazione dipende più dalla frustrazione che proviamo per non aver saputo riconoscere la verità su nostro figlio o nostra figlia, che dalla sua omosessualità.
  • Dal mio punto di vista di padre o madre.

Di fronte a espressioni come:

  • Ho paura, non so nulla dell’omosessualità.
  • Dovrò spiegarlo alla mia famiglia e non so come.
  • Avrei preferito non avere un figlio o una figlia così.
  • Non potrò raccontarlo a nessuno.
  • Gli dirò che di questo argomento in casa non si parla, fuori di casa che faccia quello che vuole.
  • E’ meglio che se ne vada di casa.

E’ necessario sapere che:

  • Anche nostro figlio o nostra figlia si è sentito/a solo/a prima di dircelo.
  • Nemmeno loro hanno scelto di avere genitori come noi.

Più famiglie sane più salute sociale

Fortunatamente, grazie al lavoro continuo di organismi LGTB, associazioni cittadine, istituzioni politiche e vari operatori sociali, i nostri bambini, adolescenti e giovani gay e lesbiche possono vivere meglio rispetto a dieci anni fa, in Europa e in altri paesi del mondo.

Il riconoscimento dei loro diritti e le garanzie giuridiche costituiscono dei miglioramenti sia del secolo passato sia di quello presente. Qualsiasi progresso che implichi un bene per i nostri figli è motivo di speranza per le famiglie con
diversità di orientamento affettivo-sessuale.
Nonostante questo progresso, alcune persone omosessuali subiscono ancora un’ostilità evidente per determinati modi di mostrarsi. Spesso, questo rifiuto incide sul modo di essere dell’altra sponda, cioè sul modo di parlare, gesticolare, vestirsi, esprimere i propri sentimenti…

D’altra parte, nei mezzi di comunicazione, nell’ambito educativo, nello sport e nel tempo libero si esprime in vari modi la mancanza di riguardo nei confronti di qualsiasi comportamento non conforme al modello prestabilito.

Tutto questo
universo di emarginazione, che si manifesta con insulti, scherni, disprezzo, discriminazione e, a volte, aggressioni, si chiama omofobia.
L’omofobia è ormai considerata una malattia sociale la cui causa scatenante è, in fondo, la diffidenza nei confronti di ciò che è diverso.
Effettivamente, ciò che non conosciamo può confonderci e provocarci dubbi e timori.
E’ importante sapere che, ciononostante, se ci avviciniamo con benevolenza a ogni nuova realtà, desiderando conoscerla, potremo
alleviare il turbamento, capace di generare reazioni aggressive verbali o fisiche incontrollate.
L’omofobia, quando le vittime sono ancora bambini, può ripercuotersi sulla loro salute.
La capacità di difendersi di un bambino, un adolescente o un giovane è sproporzionata rispetto all’entità dell’aggressività dei messaggi che ricevono.
L’ostilità li lascia indifesi e con un’immensa fragilità che può incidere sulla loro salute psichica e fisica.
Dalla propria famiglia, la scuola, il centro sportivo o ricreativo, il liceo, l’università, il quartiere, ecc…possono venir esclusi in vari modi per il semplice sospetto della loro omosessualità.

Quando tutto questo universo di manifestazioni ingiuste si verifica nelle scuole, nei licei o negli spazi ricreativi, vengono chiamate molestie (bullismo).
Le conseguenze di questa sofferenza ingiusta possono essere diverse, poco trattate, dato che i bambini e le bambine le vivono generalmente nel silenzio e nel timore. Il desiderio di isolamento e le paure, vale la pena evidenziarlo, sono solitamente sintomo e conseguenza dell’omofobia.
Abbiamo la ferma convinzione che noi famiglie dobbiamo essere uno spazio salubre in cui l’affetto, i sentimenti e la sessualità vengono vissuti in armonia, poichè tutto ciò si convertirà in uno stile di vita che farà di noi e dei nostri figli persone più sane, più rispettose e più responsabili.
Quindi, famiglie sane, società sana!

La famiglia, il sostegno più importante

Siamo consapevoli che rimangono ancora molte cose da fare, ma valutiamo positivamente la strada già percorsa. E se oggi siamo riconoscenti verso i nostri figli per tutto ciò che abbiamo imparato della loro realtà, ci sentiamo anche in dovere di rivolgerci alle famiglie con figli e figlie gay e lesbiche per consigliare loro:

  • Che seguano da vicino il loro sviluppo affettivo
  • Che non ci sia nessuna famiglia in cui i figli debbano vivere di nascosto i propri
  • sentimenti
  • Che nessun genitore dubiti della qualità umana di un figlio o una figlia per il fatto
  • che è omosessuale
  • Che in nessuna famiglia, per vergogna o per paura, venga messo a tacere l’orientamento affettivo-sessuale di un figlio o una figlia quando questo non è quello che ci si aspettava
  • Che tengano in considerazione che, quando parliamo di omosessualità, parliamo anche di sentimenti
  • Che i ragazzi e le ragazze gay e lesbiche possano contare sul sostegno della famiglia se venisse a mancar loro quello della società
  • Che capiscano che essere innamorati e amare non sono sentimenti che appartengono esclusivamente alle persone eterosessuali, ma possono anche nascere tra due uomini o due donne
  • Per le famiglie, cercare di capire senza pregiudizi la diversità affettivo-sessuale significa aver fatto il primo passo -spesso difficile da affrontare-, per riacquistare il controllo di sé e capire ciò che succede al proprio figlio o alla propria figlia. L’ascolto rispettoso e lo scambio di sentimenti ci permettono di orientarli e accompagnarli nel processo per acquisire il benessere personale e famigliare.
  • Effettivamente, il nostro comportamento è solitamente carico di pregiudizi maschilisti ed eterosessisti che sono, essenzialmente, gerarchici e pieni di disprezzo verso le persone omosessuali. L’eterosessismo e il maschilismo inibiscono le espressioni spontanee e sincere dei nostri figli. Essere consapevoli di questo e correggerlo può portare a un progresso a livello personale, che si ripercuoterà anche a livello sociale.
  • E’ molto importante che le famiglie seguano da vicino lo sviluppo affettivo dei propri figli per aiutarli a esprimere i propri sentimenti.
  • Vogliamo il meglio per i nostri figli, ma ci costa arrivare a capire la felicità data dall’affetto, dalla sessualità e dai sentimenti. Per questo crediamo che tutte le famiglie dovrebbero percepire l’educazione affettivosessuale di bambini, adolescenti e giovani come un fatto importante.
  • Dobbiamo lavorare perchè “se sono gay o lesbiche”, venga loro garantita la crescita personale.

Sono stati fatti passi avanti

I passi avanti fatti in materia di riconoscimento dei diritti delle persone LGTB vanno da metà del XX secolo all’inizio dell’attuale XXI secolo. I momenti più bui contro il rispetto della dignità e dei diritti dell’uomo in seno all’Europa hanno avuto come protagonista il nazismo. La fiorente e colta società tedesca del primo terzo del XX secolo aveva dato una
certa visibilità alle relazioni tra uomini.

Questo fatto ebbe una risposta dalla nova politica del nazismo quando venne impedita e negata qualsiasi possibilità di progredire. E’ opportuno citare anche che, dopo il nazismo, le vittime LGTB, principalmente uomini, sono state le uniche a non ricevere riconoscimento o indennizzi.

Il ristabilimento dei diritti della persona in tutti gli aspetti della vita è il risultato del lavoro di diverse generazioni. Grazie alla loro lotta, godiamo oggi di uno scenario migliore.
Crediamo di non poter concludere questa pubblicazione senza lasciare traccia dei fatti più importanti della storia del movimento gay-lesbico. Conoscere i progressi raggiunti e le leggi ingiuste che si sono applicate ad essi —e che fortunatamente i nostri figli non hanno più dovuto subire— fa sì che siamo riconoscenti verso le persone LGTB che ci hanno preceduti. Il ricordo di ciò che hanno fatto dovrebbe incoraggiarci, sia figli sia genitori, a continuare a lavorare per un mondo senza discriminazioni e, quindi, più giusto.

Relazione cronologica degli avvenimenti 1948, 1958, 1971

Rapporto Kinsey
Primi studi di riferimento effettuati negli Stati Uniti.
Dalle conclusioni ottenute, la Scala Kinsey è la più conosciuta e quella che ancora oggi si tiene in considerazione nelle valutazioni del comportamento sessuale umano.

  • 1969, Stonewall Inn, 27 Giugno 1969. Diversi giorni di scontri in un quartiere di New York (Greenwich Village), segneranno storicamente il movimento della lotta di gay, lesbiche e transessuali. Ogni anno, in tutto il mondo, viene commemorata questa data.

 

  • 1973, nel dicembre di quell’anno, l’Associazione Americana di Psichiatria (APA) decide di ritirare l’omosessualità dal MSD (Manuale Statistico e Diagnostico delle Malattie Mentali).Tuttavia, risulterà ancora como disturbo dell’orientamento. Nel 1978 si compie un altro passo e si afferma che verrà considerato un disturbo solo se genera tormento. Infine, nel 1987, ogni riferimento all’omosessualità viene cancellata dal MSD, un manuale di riferimento obbligato per i professionisti della salute mentale.1978, viene costituita l’attuale ILGA (Associazione Internazionale di Gay e Lesbiche), una federazione a carattere mondiale. I membri sono più di 400 e i paesi rappresentati circa un centinaio. Dare impulso alle organizzazioni di tutto il mondo e fare pressione sulle istituzioni internazionali (ONU, OMS, Parlamento Europeo, ecc…) sono solo alcuni degliobiettivi.
  • 1981, 1 Ottobre. A Strasburgo, il Consiglio d’Europa approva una dichiarazione per i 21 stati membri. Questa approvazione, che fa riferimento alla non-discriminazione, protegge anche l’autodeterminazione sessuale, l’abolizione delle leggi contro l’omosessualità, l’uguaglianza tra le persone omosessuali ed eterosessuali in età consensuale minima per avere relazioni, la cessazione delle persecuzioni da parte degli organi di polizia, la garanzia della parità di trattamento in tutti gli ambiti e l’interruzione delle terapie dissuasive.
    1990, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) esclude l’omosessualità dalla propria lista di malattie.
    1994, risoluzione del Parlamento Europeo per gli stati membri. Approvata l’8 Febbraio (A3- 0028/94), ha favorito l’approvazione di un gran numero di normative e di legislazioni in diversi ambiti: educazione, sanità, lavoro, ecc…

Nell’attesa di normative di categoria superiore, grazie a questa risoluzione, alcuni comuni hanno aperto un registro municipale per le coppie di fatto omosessuali.

Non confondiamoci!

Facciamo attenzione al seguente vocabolario, che ci può chiarire alcuni concetti:

  • Sesso: Sono i tratti fisici che differenziano gli uomini dalle donne.
  • Genere: E’ la manifestazione dei tratti sociali e culturali che differenziano il ruolo maschile da quello femminile.
  • Orientamento sessuale: E’ l’attrazione affettivo-sessuale verso persone
  • Di diverso genere: orientamento eterosessuale.
  • Dello stesso genere: orientamento omosessuale.
  • Di entrambi i generi: orientamento bisessuale.
  • Pratiche sessuali: Attività scelte da ciascuno per relazionarsi sessualmente. Ogni individuo è libero di scegliere quelle che preferisce e non praticare quelle che non desidera.
  • Transessuale: Persona che nasce con un determinato sesso, ma che si identifica con il genere opposto. A volte decidono di ricorrere a procedure chirurgiche e/o ormonali per cambiare definitivamente sesso.
  • Gay: Uomo di orientamento omosessuale che si accetta socialmente e personalmente.
  • Lesbica: donna di orientamento omosessuale che si accetta socialmente e personalmente.
  • Omofobia: Atteggiamento di avversione nei confronti delle persone omosessuali. L’omofobia è stata condannata dal Tribunale Europeo per i Diritti Umani nel 1981, nel Consiglio d’Europa nel 1984 e al Congresso nel 1985.
  • Travestitismo: Utilizzare abbigliamento del genere opposto, sia occasionalmente sia costantemente, per ottenere stimoli sessuali, personali, sociali…
  • Drag Queen: Persona, uomo o donna, che si veste da donna esagerandone le caratteristiche, con finalità artistiche o ludiche.
  • Drag King: Persona, uomo o donna, che si veste da uomo esagerandone le caratteristiche, con finalità artistiche o ludiche. Generalmente si confondono le drag queen con i travestiti e persino con persone LGTB.

Facciamo molta attenzione alle definizioni!