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Corriere Della Sera

Unioni civili, cattolici Pd all’attacco Emendamento al Senato sull’affido rafforzato

14 gennaio 2016 (modifica il 14 gennaio 2016 | 17:28)

  • Stralciare la «stepchild adoption» o «sostituirla con soluzioni normative che, nel garantire la piena tutela ai diritti dei minori, evitino di legittimare o incentivare comportamenti gravemente antigiuridici». È quanto si legge nel documento firmato da 37 deputati Pd, in gran parte riconducibili all’ala cattolica del partito, e presentato alla stampa. «Senza una mediazione il rischio è, con il voto segreto, il naufragio della legge al Senato», sottolinea Alfredo Bazoli, tra i firmatari del documento. Nell’emendamento presentato dai “cattodem” al Senato sull’affido rafforzato Si prevede «l’affidamento personale del minore alla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso quando lo stesso è figlio, anche adottivo, dell’altra parte dell’unione civile e il genitore biologico estraneo all’unione civile sia sconosciuto, deceduto o decaduto dalla responsabilità genitoriale». L’emendamento, a quanto si apprende, prima del 22 gennaio potrà essere corretto o integrato. Intanto è polemica per la scelta del sito Gay.it, dell’imprenditore Alessio De Giorgi da sempre vicino al Pd, di pubblicare la lista dei senatori dem, sarebbero 31, che voterebbero contro il ddl sulle unioni civili qualora l’articolo 5 sulla stepchild adoption passasse nonostante il loro voto contrario. De Giorgi pubblica tutti i nomi dei senatori «incriminati», precisando che i più accesi sostenitori di questa linea sarebbero Nicoletta Favero, Rosa Maria Di Giorgi e Stefano Lepri, e che gli altri si sarebbero «limitati» a paventare una supposta indisponibilità del presidente della Repubblica Mattarella a firmare la legge sulle unioni civili con la stepchild adoption.

Il documento, presentato da Bazoli, Ernesto Preziosi, Paolo Cova, Teresa Piccione e Simonetta Rubinato, invita anche a evitare, nel Titolo I del ddl, «rimandi pedissequi» alle norme del Codice civile sul matrimonio e a rendere «esplicito», nella premessa al testo, il rimando all’art. 2 della Costituzione come «cardine» delle unioni civili definite nel ddl «formazioni sociali». Fermo restando la libertà di coscienza «ogni contributo aggiuntivo nella direzione che auspichiamo è un passo in avanti, vedremo che esito avrà la mediazione oggi in campo», spiegano Bazoli e Preziosi. Nel documento, inoltre, si specifica la «convinzione», da parte dei firmatari, «dell’esigenza di normare e garantire i diritti e i doveri delle coppie omosessuali» definendo «apprezzabile» la scelta del Pd di riconoscere la materia «eticamente sensibile» e sulla quale «un partito plurale non può che conferire libertà di voto ai propri parlamentari». Tuttavia, fermo restando «tale soluzione di ultima istanza» il documento propone di arrivare «ad una mediazione alta e condivisa nel Pd».

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